Il 14 agosto gli ALMA Acoustic hanno pubblicato il secondo album, «Bevi. Dimentica. Obbedisci.»: dieci brani in italiano, distribuiti da Believe Music Italia, con le edizioni di Orangle Records. Arriva due anni dopo «Tutti umani tutti uguali», l'esordio del 2024.
La band è nata a Lugano nel 2021 da un'idea di Maurizio Podda e Orio Oliveri e oggi suona in cinque: Maurizio Podda alla voce, Orio Oliveri e Pietro Pavanelli alle chitarre, Christopher Cornacchini al basso e Guido Lazzaroni alla batteria. Il loro è un pop-rock cantautorale, con radici acustiche e folk, e testi che parlano del presente.
Un titolo che sembra un ordine
Il titolo suona come un comando, ed è voluto. Secondo la band oggi si agisce sempre meno per scelta: si fanno le cose perché le fanno gli altri, trascinati da un flusso di disinformazione e di convenzioni. Un sistema che pesa quasi come un obbligo, come un dio che decide cosa pensare, dire e fare. Ma quel dio non esiste: siamo noi, tutti insieme, a dargli forza ogni volta che ci crediamo.
Quel flusso, fatto di contenuti usa e getta e di una fretta che non lascia più il tempo di concentrarsi, scorre come un fiume e cancella la memoria un po' alla volta. Gli ALMA Acoustic lo leggono in chiave orwelliana: cancellare la memoria vuol dire cancellare la storia, e senza storia mancano gli strumenti per capire il presente. Da qui l'immagine del disco: un dio immaginario che offre da bere l'acqua del Lete, il fiume della mitologia greca in cui le anime si immergevano per dimenticare tutto e rinascere.
La copertina segue la stessa idea, in modo volutamente provocatorio: il volto squadrato di questo dio con il bicchiere in mano e lettere che richiamano la grafica del ventennio. Il riferimento non è solo all'imposizione: il regime cercava anche il consenso, con una propaganda che faceva sembrare l'obbedienza comoda e conveniente. Ed è così che, secondo la band, funziona anche il sistema di oggi: nessuno ci obbliga, il flusso ci offre da bere e noi accettiamo volentieri. Nel booklet la band chiude con quello che spera dal disco: «Se anche uno solo ti fa rallentare un attimo, ha già fatto il suo lavoro».

Brano per brano
I dieci brani raccontati a partire da come li presenta la band, nel booklet, sui social e negli articoli della sua rassegna stampa: le letture che seguono sono le loro.
1. «L'incontro»
Due persone innamorate in rete si vedono per la prima volta, e dal vivo il sorriso d'oro è diventato «un dente solo». Una satira degli appuntamenti nati sui social, tra il profilo perfetto e la persona vera. Il racconto parte da una «storia assai comune», chiede a chi ascolta se per caso si riconosce, e finisce al tavolo, con un cameriere chiamato a portare «del curaro» e l'altro che continua a parlare di sua madre.
2. «Parlami d'amore»
Una notte piena di malelingue che, ripetute, diventano quasi verità. Il testo va avanti per immagini della notte, una dopo l'altra («notte infame, notte di schiaffi»), mentre chi canta nega fino in fondo: «io non l'ho fatto». Ne esce una canzone sul pregiudizio e sul bisogno di un amore detto «senza troppi giri di parole». Singolo del 2025, ha vinto il premio per il miglior brano inedito al Ticino Bands Live Contest.
3. «Arturo»
Un gatto di quartiere osserva dall'alto i segreti e le ipocrisie degli umani, dove l'erba del vicino è verde solo perché è finta. Alla mamma racconta il vicino «perfettino» con il vestito di strass, suor Maria Teresa che nasconde la guêpière, la bidella che spera che il professore di ginnastica le cada tra le braccia. Lui vede tutto, ma «i segreti me li porto nella tomba». Singolo uscito il 31 luglio.
4. «Diversi»
«Io, sale che ti pizzica il palato», tu zucchero raffinato: due opposti mescolati per errore nello stesso barattolo, dove il caso trasforma la diversità in complicità. Poi arrivano l'acqua fresca e la vodka liscia, e verso la fine il testo tiene insieme i due: «chi viaggia in direzioni opposte si rincontra prima o poi dall'altra parte».
5. «Il fiume dell'oblio»
Un dio seducente porge l'acqua del Lete: «beviti un bicchiere per dimenticare». È la stessa immagine della copertina, e qui diventa una critica alla disinformazione e ai contenuti usa e getta che accorciano la memoria collettiva. Il testo lo dice fin dall'inizio: chi «non ricorda più la storia» finisce per obbedire al padrone, e chi addomestica il passato si prende anche il domani. Singolo del 2026.
6. «Déjà vu (L'imperfezione)»
Due persone si presentano con lo stesso nome, «piacere Mario, piacere Mario», in un mondo con un solo gusto di gelato e lo stesso quadro in tutti i musei: un eterno déjà vu. Chi canta risponde con la voglia di inciampare e di vedere «un tramonto diverso ogni sera». Nelle parole della band, un inno all'imprevisto e al diritto di sbagliare: «Che meraviglia l'imperfezione».
7. «Il giorno del mio funerale»
Cose meschine fatte pensando che «tanto Dio perdona», finché tutto viene fuori: il senso di colpa pesa così tanto che si scappa persino dal proprio funerale. Alla fine resta una sola richiesta, anche senza perdono: «non dimenticarmi mai».
8. «La linea gialla», con Fabio Abate
Un treno passato mille volte e qualcuno fermo sul binario a guardare «il riflesso sui vetri». Gli ALMA la descrivono come una lotta con i propri demoni, fino al coraggio di superare i limiti di sicurezza. «Tra i miei nemici c'ero sempre io sul podio», si sente a metà, e il titolo arriva nel finale: «se vuoi mi trovi oltre la linea gialla». Il testo è di Maurizio Podda e Fabio Abate, che canta nel brano.
9. «Come una busta di plastica»
L'ansia e le insicurezze che spingono a restare nell'ombra e tolgono l'aria. Hanno il volto di due donne che ti seguono ogni giorno e ti sussurrano di non fare «il passo più lungo della gamba». Poi l'anima tocca il fondo e torna a galla «come una busta di plastica» immersa nell'oceano, a respirare.
10. «Vita»
Panni stesi al sole, bambini in cortile, due anziani mano nella mano, l'ambulante che arrostisce le caldarroste. Un valzer sulle cose di tutti i giorni e un invito alla lentezza: la vita va e viene come una piuma portata dal vento, e si può anche lasciar sfumare qualche occasione, perché «fa giri immensi e ritorna». Singolo del 2026.



