I Wild Rainbows sono Sabrina Clivati, che canta e scrive i testi, e Stefano Roberti, che compone e cura gli arrangiamenti con la chitarra. Il progetto è nato a Lugano nel 2018, ma le loro strade si erano già incrociate prima, e non su un palco: nel settore finanziario. Oggi dal vivo si presentano in duo, in trio o con la band al completo.
Nel 2026 hanno pubblicato l'EP «Diaphanous», quattro brani, e il videoclip di «Drifting Girl», con la regia di David Cuciz. In questa intervista ci raccontano il rock che li ispira, dagli anni Sessanta ai Novanta, perché scrivono in inglese o in italiano a seconda di come arriva un testo, e perché l'intelligenza artificiale resta fuori dalle loro canzoni.
Le origini
Come nasce il progetto Wild Rainbows? Chi siete, come vi siete incontrati e da dove arriva questo spirito indie dalle sonorità vintage che vi contraddistingue?
Wild Rainbows nasce nel 2018 dall'incontro tra Sabrina Clivati, cantante e autrice, e Stefano Roberti, chitarrista e compositore. Le nostre strade si sono incrociate inizialmente nel settore finanziario, ma è stata la passione condivisa per la musica a far nascere il progetto.
La nostra identità musicale si è sviluppata attraverso le influenze che ci accompagnano da sempre. Mondi sonori anche diversi, che si incontrano e si contaminano, dando forma a uno stile personale.
C'è un artista, un album o un genere particolare che vi ha ispirato, che ha acceso la vostra scintilla creativa?
Sono tanti gli artisti che hanno acceso la nostra scintilla creativa. Ci affascinano le sonorità che attraversano gli anni Sessanta fino ai Novanta: dalle atmosfere psichedeliche del rock alla carica dell'hard rock, dall'energia ribelle del punk alle sonorità ruvide e distorte del grunge, fino alle sfumature più malinconiche e introspettive dell'alternative rock.
Tra gli artisti che hanno lasciato un segno nel nostro immaginario musicale ci sono Pink Floyd, Eric Clapton, Led Zeppelin, David Bowie, Ramones, Nirvana e Smashing Pumpkins. Di questi artisti ci affascina la capacità di dare profondità e forza a ciò che vivono, sentono, osservano attraverso la musica, ciascuno con la propria sensibilità e il proprio stile.
Non cerchiamo però di riprodurre un suono preciso. Quando scriviamo e componiamo, lasciamo che emerga qualcosa di nostro.
Scrivere in due
Siete partiti come un duo rock con una chitarra e una voce: è una sfida stimolante. Come gestite la scrittura e gli arrangiamenti in due? Vi abbiamo sentiti suonare dal vivo anche con una formazione più completa: oggi qual è la formazione dei Wild Rainbows? Il vostro processo creativo è cambiato allargando la formazione?
Sabrina scrive i testi mentre Stefano compone e cura gli arrangiamenti musicali e insieme diamo forma alle canzoni, cercando il giusto equilibrio tra parole, melodie e atmosfere.
Nel tempo, la formazione si è evoluta e oggi i Wild Rainbows si esibiscono in diverse configurazioni, dal duo al trio fino alla band completa. Ogni formazione permette di esplorare nuove sfumature e possibilità espressive, ma il nostro processo creativo è rimasto invariato.
Nel vostro repertorio di brani originali ci sono sia brani in italiano sia in inglese. Vi sentite a vostro agio esprimendovi in entrambe le lingue o ce n'è una che sentite più vostra, e perché?
Sì, i testi nascono spontaneamente in inglese o in italiano, seguendo l'ispirazione del momento e senza una scelta linguistica prestabilita.
«Diaphanous»
Nel 2026 sono usciti il videoclip di «Drifting Girl» e l'EP «Diaphanous», descritto come un viaggio tra luce e ombra, fragilità e intensità. Come sono nati questi brani e cosa racchiude, artisticamente, questo lavoro?
«Diaphanous» nasce da un percorso personale e artistico, fatto di esperienze, emozioni e riflessioni che hanno trovato espressione nella musica. Ogni brano è nato con una propria storia, e solo successivamente ha trovato un legame con l'immaginario visivo dell'EP: una foresta di loti sott'acqua.
Artisticamente, l'EP racchiude un universo intimo fatto di fragilità e forza, malinconia e leggerezza, in cui luce e ombra convivono.
La scena ticinese
Siamo un magazine che tratta in particolar modo di artisti e cultura locale, per noi è fondamentale portare una visione concreta della scena ticinese, quindi chiediamo sempre a tutti: come vedete la scena musicale ticinese in questo momento? C'è spazio e curiosità per il rock indipendente e le sonorità vintage? E c'è qualche artista della zona, di qualsiasi genere, che stimate particolarmente o con cui vi piacerebbe collaborare?
Crediamo che in Ticino ci siano artisti interessanti e una scena musicale più ricca di quanto talvolta emerga. Allo stesso tempo, per chi propone musica originale e indipendente, non è sempre semplice trovare spazi in cui esprimersi e soprattutto incontrare un pubblico disposto ad ascoltare qualcosa che non conosce già. Pensiamo che la musica dal vivo abbia bisogno anche di curiosità: da parte degli organizzatori, dei locali e del pubblico. Ci piacerebbe vedere sempre più occasioni di incontro tra musicisti.
Tra gli artisti locali con cui ci piacerebbe collaborare ci sono gli Anamega e i Kiliradio, per la loro personalità musicale e l'energia che trasmettono.
Tecnologia e IA
La domanda del momento: qual è il vostro rapporto con il progresso, la tecnologia e l'IA? Siete più incuriositi o più spaventati dall'evoluzione tecnologica futura?
Per noi la musica nasce da una sensibilità ed esperienza umana, da qualcosa che si è vissuto, immaginato, desiderato o perduto. È per questo che non utilizziamo l'intelligenza artificiale per scrivere i nostri testi o comporre le nostre melodie.
L'intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto, ma non dovrebbe sostituire ciò che rende un'opera personale: le imperfezioni, le intuizioni inattese e persino gli errori. Non ci spaventa la tecnologia in sé, per noi quello che conta è che la musica continui a nascere dalle persone.
Per chiudere
A chi legge e non vi conosce ancora: da quale brano consigliate di iniziare per entrare nel vostro mondo?
Consiglieremmo «By Your Side», un brano dalle sonorità quasi psichedeliche che, attraverso le sue atmosfere e il suo significato, racconta qualcosa di noi. Parla di quell'euforia luminosa che alcune persone riescono a trasmetterci, rendendo tutto più leggero e attraversato dal sole.
Per chiudere: cosa avreste voluto che vi chiedessimo, che non vi abbiamo chiesto?
Forse ci sarebbe piaciuto che ci chiedeste cosa speriamo rimanga a chi ascolta una nostra canzone. Ci piacerebbe che rimanesse un'emozione. Non importa che ogni brano venga interpretato come l'abbiamo immaginato. Ci piace pensare che ognuno possa trovare nelle nostre canzoni un significato personale, qualcosa in cui riconoscersi.



