I Trifase salgono sul palco senza nulla di deciso: i brani nascono lì, davanti al pubblico, e a ogni concerto ne arrivano di nuovi. Il progetto l'ha creato Mauro Bocchini, voce e chitarra, e oggi riunisce Alfredo Grassi alla chitarra elettrica, Andy Thommen al basso, Giampiero Ferrante alle tastiere, Maurizio Drei alla batteria, Giada's Telling alla voce e Marta al flauto traverso. Nei prossimi mesi suoneranno al Palagiovani di Locarno, al Lido di Maroggia, al Tunnel Club di Milano e al Teatro Oppart di Sovico: le date usciranno a breve. Abbiamo intervistato Mauro Bocchini, che risponde per i Trifase: come si crea musica sul momento, cosa resta quando la si registra e come vede la scena ticinese.

Ciao ragazzi! Partiamo dal principio: chi sono i Trifase?

Una band che sale sul palco e crea al momento musica. Ci siamo trovati un po' per caso in una mega jam session e abbiamo deciso di suonare insieme.

Proviamo a dare una mano a chi non vi ha mai ascoltato: se doveste descrivere il vostro suono con i generi che conosciamo tutti, rock, blues, jazz o altro, da dove partireste? E sappiamo che probabilmente per voi quelle etichette non bastano... perché?

È una musica progressiva che arriva direttamente dall'animo umano al proprio strumento musicale, tanti musicisti ci seguono perché da noi partono tantissime creazioni (canzoni nuove ad ogni nostro concerto) quindi che genere? Trifase è il genere.

Voi dite che l'improvvisazione da sola non basta a spiegare i Trifase, e che la parola giusta è estemporaneità. Ci spiegate la differenza? Quando salite sul palco c'è qualcosa che decidete prima, una tonalità, un'idea, un'atmosfera, o si parte davvero da zero?

Come detto sopra, l'improvvisazione non basta, è una connessione armonica tra i musicisti e il pubblico, questo è un connubio magico. Chi viene ai nostri concerti lo sa.

Tutto inizia da zero.

Una curiosità che ci gira in testa da quando vi abbiamo scoperti: se un brano nasce in un momento irripetibile, cosa succede quando lo registrate e lo pubblicate?

La cosa incredibile (sembra quasi irreale) è che questa musica Trifase si autorigenera, nel senso che ad ogni musica che uno ascolta dal vivo o registrata la può ascoltare 1000 volte o più ma è come se la ascoltasse per la prima volta.

Chi lo ascolta può riascoltarlo cento volte e magari impararlo a memoria.

Non penso sia possibile.

La registrazione resta la fotografia di quel momento o cambia la natura del brano?

Cambia sempre.

E vi è mai capitato di voler risuonare qualcosa di già nato?

Sempre nuove creazioni.

Parlate di una creazione in comune quasi telepatica, che a volte stupisce anche voi. Come si costruisce un'intesa così,

Si costruisce con la conoscenza della vita, della musica e per la voglia di aiutare gli altri.

e cosa succede nelle serate in cui non scatta?

Scatta sempre perché il nostro spazio e il nostro universo musicale è sempre pulito e può fluire verso il pubblico.

E il pubblico quanto conta: chi vi ascolta cambia quello che nasce sul palco?

Il nostro motto è: la musica nata dalla gente ritorna alla gente a cui appartiene, quindi è fondamentale il nostro pubblico per lo più artisti.

Per i testi usate un vostro slang, un mix di lingue diverse che comunica soprattutto attraverso le emozioni. Come nasce questa lingua: è estemporanea anche lei o ci sono parole che tornano? Quali temi vi stanno a cuore, e cosa sperate che arrivi a chi non capisce le parole?

La musica è il più alto livello di comunicazione, un linguaggio universale.

Io canto in gibberish.

Chiamate la vostra musica la «terza fase», dopo la musica arcaica e spiritual e quella contemporanea. Chi sono gli artisti o i dischi che vi hanno portato fin qui, e c'è qualcuno, oggi, in cui riconoscete una ricerca simile alla vostra?

Tutta la musica bella ci ha portato fino a qui.

Siamo un magazine che tratta in particolar modo di artisti e cultura locale, per noi è fondamentale portare una visione concreta della scena ticinese, quindi chiediamo sempre a tutti: come vedete la scena musicale ticinese in questo momento? C'è spazio e curiosità per una musica come la vostra, e i locali sono pronti a darle un palco? E c'è qualche artista della zona, di qualsiasi genere, che stimate particolarmente o con cui vi piacerebbe suonare?

Stiamo attraversando un periodo (a mio modo di vedere) di medioevo culturale, le arti sono in un declino pazzesco. Noi cerchiamo di ritornare alla vecchia tradizione artistica, libera.

Ognuno di noi ha avuto collaborazioni importanti. Per citarne alcune, io ho avuto come produttore Umby Maggi (Nomadi), Walter Bassani (Meccano). Ho suonato con Mauro Pagani (PFM) e tantissimo altro. Alfredo Grassi era il chitarrista di Grignani.

Ne potrei dire tante ancora, ma quello che vogliamo trasmettere a tutti gli artisti è di non scendere mai a compromessi con la propria integrità personale e di rimanere sempre liberi.

Le droghe e l'alcool non c'entrano nulla con la musica.

La domanda del momento: oggi l'intelligenza artificiale può generare un brano in pochi secondi, in un certo senso anche lei crea sul momento. Che differenza vedete tra la vostra creazione istantanea e quella di una macchina? Siete più incuriositi o più spaventati dall'evoluzione tecnologica?

Le macchine distruggono il nostro estro. E se continuiamo così gli artisti smetteranno di fare gli artisti. E non potranno più iniettare vita nella società.