I Noise in Myself (NIM) sono una band italo-svizzera nata da un'idea di Enea Maina, chitarrista e compositore della regione di Lugano, che ha cominciato a scrivere riff e testi nell'estate del 2020. Dopo l'album d'esordio omonimo (2022) e l'EP «Answers…» (2023), usciti per Wanikiya Record, la band si è fermata alla fine del 2024. Oggi è tornata con una formazione nuova: Enea Maina alla chitarra, la soprano e cantante Arianna Bellinaso, Yuri Bordonali al basso e Omar Mariani alla batteria. I singoli «The Maze» e «Diary of Enoch» anticipano il prossimo album, «Akashic Plan»: «Diary of Enoch» è stato registrato all'Heaven Recording Studio di Massagno con Roberto Colombo, che l'ha anche prodotto, mixato e masterizzato, ed esce per Wanikiya Record. Il 16 gennaio 2027 suoneranno al Foce di Lugano.
Ciao ragazzi! La vostra storia ha un punto di svolta preciso: alla fine del 2024 la band si ferma, e pochi mesi dopo riparte con una formazione quasi tutta nuova. Enea, com'è stato ricominciare praticamente da capo? E come vi siete trovati con Arianna, Yuri e Omar, che arrivano da altre band?
È stato un momento difficile ricominciare da zero. Ho dovuto pazientare e trovare le persone giuste per il progetto. Con questa formazione siamo al lavoro dalla fine dell'estate 2025, dunque già da parecchio tempo. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile avere una connessione così profonda con questi ragazzi, sia a livello personale sia artistico. Per me la band è una seconda famiglia: siamo tutti focalizzati sul progetto e condividiamo la stessa visione. Siamo persone molto diverse fra loro e abbiamo trovato la giusta chimica. Il fatto di provenire da band diverse, con background differenti, arricchisce notevolmente il nostro percorso. Arianna porta con sé numerose tecniche vocali, una solida esperienza e una spiritualità perfetta per il progetto. Omar ci trasmette un'incredibile sicurezza, oltre a tanta esperienza, precisione e creatività. Yuri, invece, porta la componente più viva e metal del progetto, riservandoci davvero belle sorprese e tanta energia.
Con Arianna, che è soprano, nella band entra una voce lirica. Cosa cambia per la vostra musica avere una voce così? E come è cambiato il modo di scrivere rispetto ai primi anni, quando c'erano anche il flauto traverso e la voce di Martina?
Arianna ha caratteristiche davvero impressionanti e una notevole estensione vocale, sia grazie alla sua voce da soprano sia grazie ai suoi studi, che le permettono di fare praticamente ciò che vuole con la propria voce.
Certamente non è facile integrare una voce come la sua nel metal progressivo, ma insieme stiamo trovando soluzioni che permettono ai brani di acquisire caratteristiche sognanti, emotive, introspettive e profonde. La voce di Arianna ci ha permesso di sperimentare molto.
Su «The Maze» abbiamo letto che il labirinto sarebbe la mente, il Minotauro i demoni interiori e il filo lo sforzo per uscirne. È così che la vedete anche voi? E perché proprio un mito greco per raccontare qualcosa di così personale?
Esattamente. Il labirinto e il racconto del filo di Arianna rappresentano per noi una bella metafora della vita. Ma è anche un omaggio alla «nostra» Arianna: il brano segna questo tipo di svolta. Il lavoro che presenteremo a breve, intitolato «Akashic Plan», parlerà in modo introspettivo della mente e della coscienza. Sulla nostra mappa tracceremo un percorso attraverso diverse aree geografiche, tra cui la Grecia, patria della filosofia e delle domande sul senso della nostra esistenza.
Nella vostra bio scrivete che nei testi ci sono le tradizioni antiche, il simbolismo spirituale e perfino la teoria degli antichi astronauti. Da dove nasce questo interesse? E «Diary of Enoch», da dove nasce? E cosa ci potete raccontare di «Akashic Plan»: a che punto è, e che disco sarà?
I NIM avevano già trattato il tema dello spazio con l'ultimo EP («Answers…», 2023). Ci piacerebbe, nel nostro piccolo, invitare l'essere umano a cercare di conoscere sé stesso. Le tradizioni antiche, il simbolismo spirituale e la teoria degli antichi astronauti sono visioni che vale la pena considerare come spunti per interessanti riflessioni, ad esempio sull'origine della nostra specie…
«Diary of Enoch» nasce dal Vangelo apocrifo di Enoch, al quale sarebbero state mostrate le leggi del cosmo da individui descritti come esseri di luce, rendendolo un eletto. Nel frattempo l'umanità rimane in catene, nell'ignoranza delle cose. Per noi il racconto di Enoch potrebbe non solo nascondere rivelazioni incredibili, ma anche parlare del nostro presente, facendoci percepire gli echi di ciò che stiamo vivendo, o forse persino del nostro futuro.
A breve porteremo a termine le registrazioni del nostro nuovo album, «Akashic Plan». Sarà un viaggio tra melodie progressive e sonorità post-metal, con la voce in primo piano e una maggiore varietà di sfumature. Ogni brano sarà una tappa sulla mappa geografica di un viaggio attraverso la coscienza, i miti e l'origine dell'umanità.
Nella vostra bio parlate di ritmi complessi e di momenti di forte impatto alternati a passaggi più introspettivi, e raccontate che tutto è partito dai riff di Enea. Come nasce un pezzo dei Noise in Myself oggi? Parte ancora da lì o lo costruite insieme in sala prove?
Geograficamente siamo tutti molto distanti, a eccezione di Enea e Omar. La chimica che si è creata tra loro è incredibile: tutto parte dalle loro menti, poi si aggiunge Yuri al basso e Arianna compie la magia.
I testi, in fase di adattamento alle linee vocali, vengono affrontati e modellati tutti assieme. Facciamo regolari incontri online per lavorarci.
Siamo un magazine che tratta in particolar modo di artisti e cultura locale, per noi è fondamentale portare una visione concreta della scena ticinese, quindi chiediamo sempre a tutti: come vedete la scena musicale ticinese in questo momento? C'è spazio e curiosità per il metal progressivo? E c'è qualche artista della zona che stimate particolarmente o con cui vi piacerebbe collaborare?
La nostra impressione è che un numero sempre maggiore di artisti ticinesi cerchi opportunità fuori cantone. Gli scarsi investimenti culturali da parte del mondo politico in spazi e ambienti dedicati alla crescita della musica e, più in generale, dell'arte sul territorio cantonale sono un tema di grande attualità, particolarmente sentito soprattutto tra i giovani.
La scena metal ticinese rimane, nel suo piccolo, piuttosto attiva, ma le band che sopravvivono al tempo sono davvero poche. Tra queste, quasi tutte hanno un taglio thrash/death oppure gravitano attorno ai generi punk. Il Ticino è una briciola paragonato alla vicina Lombardia e, come detto, non esistono quasi più spazi adatti a fare concerti.
Più in generale, il metal progressivo ha vissuto recentemente un notevole boom, anche se rimane un genere di nicchia.
Una band con la quale ci piacerebbe esibirci? I Soulline. Sono, tra l'altro, un ottimo esempio di tenacia e resilienza, con grandi palchi e 25 anni di esperienza.
Voi dite che i vostri testi invitano a riflettere sulle proprie origini e sul significato più profondo dell'esperienza umana. Di fronte all'intelligenza artificiale, che oggi entra anche nella musica, siete più incuriositi o più spaventati?
Penso che nessun computer potrà mai sostituire la chimica che si crea tra gli esseri umani. Condividere emozioni e stati meditativi mentre si crea qualcosa insieme è il sale della vita reale e non artificiale.
Il 16 gennaio 2027 suonerete al Foce di Lugano, nella rassegna Pandemonium over Lugano. Cosa preparate per quella sera? E ci sono altri concerti in vista nei prossimi mesi?
Per noi è una data importantissima: sarà il debutto con la formazione aggiornata e la prima occasione per suonare dal vivo i brani dell'imminente album «Akashic Plan». Vogliamo preparare uno show speciale e siamo emozionati all'idea di suonare in casa.
Assolutamente sì! Stiamo preparando un tour promozionale dell'album. Abbiamo diverse date già confermate per il 2027, alcune che francamente ci sembravano impensabili solo qualche mese fa (come il Luppolo in Rock a Cremona). Vi invitiamo a rimanere sintonizzati sui nostri canali.
A chi legge e non vi conosce ancora, da quale brano consigliate di iniziare per entrare nel vostro mondo?
Consigliamo di iniziare con «The Cosmonaut».
Per chiudere: cosa avreste voluto che vi chiedessimo, che non vi abbiamo chiesto?
Vi ringraziamo di cuore, perché le domande sono state davvero originali ed emozionanti. Ne approfittiamo per fare i nostri migliori auguri a tutti i nostri ascoltatori, che salutiamo e ringraziamo.
Se qualcuno, ascoltandoci, si sentirà meno solo e in qualche modo si interrogherà sul senso della vita, avremo raggiunto uno dei nostri primi obiettivi.
Grazie di cuore a tutti. Be melodic, be progressive, be metal!



